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Apple, da diverso tempo, sta guardando con interesse l’emergente settore della Realtà Aumentata, come testimoniano i vari brevetti registrati, le dichiarazioni del CEO Tim Cook e i ciclici rumor che cercano di definire una finestra di lancio per il primo visore AR. Ad unirsi al coro di chi ritiene probabile la commercializzazione nei prossimi anni di un visore per la Realtà Aumentata realizzato da Apple si è da poco unito Gene Munster, analista di Loup Ventures.

Il prodotto rappresenterebbe il risultato finale di un programma volto a rilanciare il business della realtà aumentata ed articolato in tre fasi. La prima si realizzerà nel corso del prossimo autunno con il lancio di nuovi iPhone equipaggiati con un hardware ulteriormente potenziato per garantire migliorate esperienze di realtà aumentata – si fa riferimento nello specifico al sistema laser VSCEL (Vertical Cavity Surface Emitting Laser). Successivamente, si intensificherà la produzione di app sviluppate con ARKit e da ultimo si arriverà alla commercializzazione degli Apple Glass.

Loup Ventures ha spostato la data di commercializzazione degli occhiali smart di Apple a dicembre 2021, sottolineando che erano inizialmente attesi per settembre 2020. Le ragioni sarebbero riconducibili ad un mercato consumer non ancora pronto ad accogliere la particolare categoria di prodotto e che non ha premiato i tentativi volti a rendere più ”smart” gli occhiali – si pensi agli Spectacles di Snapchat (che non hanno nulla a che fare con la realtà aumentata, ma che possono registrare foto e video) o ai Google Glass.

In presenza di un mercato ben predisposto ad accogliere il prodotto, Apple potrebbe puntare a vendere 10 milioni di unità dei suoi occhiali per la realtà aumentata nel primo anno di commercializzazione, secondo l’analista che traccia il parallelo con quelle ottenute da Apple Watch nel suo primo anno di vita. Non si tratterebbe, tuttavia, di un dispositivo adatto a tutte le tasche, visto che Munster ipotizza che il prezzo possa attestarsi sui 1.300 dollari. Le variabili sono ancora numerose e, rapportate ad un intervallo di tempo così esteso, rendono le ipotesi dell’analista plausibili, ma, al momento, assolutamente non dimostrabili.