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Dropbox si prepara a quotarsi in borsa. La documentazione per l’offerta pubblica iniziale (IPO) è stata presentata ieri, dice il Wall Street Journal, con l’aspettativa di vendere le azioni a 16-18 dollari l’una (raccogliendo così fino a 648 milioni di dollari). È una previsione conservativa, che valuterebbe l’azienda intorno ai 7 miliardi di dollari, ben meno dei 10 miliardi di picco espressi in precedenza (nel 2014), basandosi sugli investimenti privati raccolti in questi anni.

È un chiaro segno che gli investitori stanno cominciando a essere più cauti con le startup tecnologiche (specialmente di internet), e potrebbe avere ripercussioni importanti sulle quotazioni in borsa che verranno dopo – pensiamo per esempio a Spotify che, anche se ha già dichiarato pubblicamente di aver iniziato la trafila burocratica, ancora non si può compravendere.

Il problema, comune a molte giovani società del settore, è che spesso non generano profitti nonostante l’enorme diffusione e il gran numero di utenti. Ad oggi, Dropbox è ancora in perdita, anche se il fatturato continua a crescere (un miliardo di dollari, nel 2017) e le perdite si sono quasi dimezzate (112 milioni) rispetto all’anno scorso. “Unicorni grossolanamente sopravvalutati”, secondo la colorita definizione di Erich Schiffer, presidente del fondo di investimenti Patriarch Organization.