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Telegram è passata recentemente agli onori della cronaca non solo per il ban deciso dalle autorità russe, ma anche per le accuse di non fare abbastanza per reprimere la diffusione di contenuti pirata veicolati tramite i suoi canali. A far luce sul fenomeno ha contribuito il report di The Outline, che ha contattato diversi amministratori di canali Telegram, i quali hanno confermato uno scarso impegno dei gestori del popolare servizio di messaggistica per controllare il contenuto dei file caricati dagli utenti.

Di fatto, è molto semplice trovare contenuti diffusi abusivamente, perché Telegram permette di accedere a canali pubblici, dopo averli individuati tramite la barra di ricerca integrata – ad esempio usando il tag “movie”. Altro aspetto che facilita la diffusione di contenuti pirata è la possibilità di caricare file di grandi dimensioni – sino a 1,5 GB l’uno, ma gli amministratori del canale possono consentire l’upload di un numero virtualmente illimitato di file. In sostanza, esistono canali con diversi terabyte di contenuti illeciti pronti ad esser scaricati direttamente dai server di Telegram.

Dice la fonte:

Questi canali, molti dei quali hanno più di 100.000 membri, hanno distribuito illegalmente centinaia di film, programmi televisivi e musica per anni. Ma, nonostante sia stato invaso da canali sospetti, Telegram deve ancora riconoscere la portata del problema e ha bannato solo una manciata di trasgressori

Telegram adotta formalmente una politica di tolleranza zero per quanto riguarda la diffusione di contenuti pirata, ma il punto centrale dell’intervento è che, in termini sostanziali, gli sforzi per reprimere i trasgressori sono ancora limitati. Non è mancata una risposta dei gestori del servizio che promettono un ulteriore potenziamento degli strumenti di controllo. Markus Ra, portavoce di Telegram ha dichiarato che è al corrente delle nuove sfide e che lo staff sta costantemente migliorando gli strumenti di moderazione per i contenuti pubblici. Il primo ban di un canale Telegram che diffondeva contenuti pirata risale a novembre dello scorso anno.